Gabriele – Prayas – India

Progetto di Innovazione Sociale

Ottobre – Dicembre 2017

“Ad ottobre 2017 partivo con l’intento di portare avanti il programma di ricerca, che insieme ai miei tutor avevamo preimpostato, e con la voglia di conoscere una nuova realtà. Quello che è accaduto è stato molto intenso, radicalmente diverso delle aspettative, un’esperienza infinitamente gratificante sotto svariati punti di vista.

Atterro ad Ahmedabad e l’impatto con l’India è forte, quasi sconvolgente. Quel giorno si festeggiava il Diwali, una delle più importanti feste indiane, che simboleggia la vittoria del bene sul male ed è chiamata “festa delle luci”. Un evento molto emozionante per gli indiani, ma estremamente incomprensibile per me in quel momento – a posteriori l’avrei vissuto diversamente-.

Ogni singolo aspetto della vita è differente da quello a cui siamo abituati; se riuscissimo a trovare delle somiglianze sarebbero comunque abitudini o usanze diverse nel significato. Fin da subito ho notato un ritmo di vita positivo, nonostante il confronto con le persone del luogo facesse emerge chiaramente una forte divergenza nei modi e nelle abitudini e perché no, anche un po’ di diffidenza (perlomeno da parte mia). Solo con il tempo ho compreso come, la maggior parte degli indiani, viva all’interno del flusso del tempo e non contro di esso. Ogni momento, sia questo dedicato alla routinaria spesa giornaliera, la cena in famiglia o il compito da svolgere nel posto di lavoro, viene vissuto ed apprezzato senza rincorrere eccessivamente quello successivo. Questo concetto rappresenta, forse, una degli aspetti più rappresentativi degli indiani e può essere d’aiuto nel comprendere il loro comportamento di fronte a certe situazioni, la loro cultura, le loro abitudini e chissà, anche la loro economia.

Dopo il primo weekend, mi recavo presso la sede di Prayas, l’MFI che mi ha ospitato e mi ha permesso di portare a termine le mie ricerche ed analisi. Fin da subito mi hanno dato accesso ai loro database, e pian piano ho iniziato a comprendere cosa fosse realmente il microcredito e come funziona. Dopo i primi giorni di letture informative, ho chiesto in ufficio se era possibile avere un contatto più pragmatico con il lavoro in campo.

Il primo villaggio che visitai fu Chankheda (Ahmedabad) e fu lì che inizia a capire cos’è l’India e il significato del microcredito.

Le persone incontrate trascorrono quasi tutta la propria vita in uno stesso villaggio e per questo motivo non hanno la possibilità di ricevere stimoli dall’esterno, sia questo un’altra zona dell’India o un’altra parte del mondo. Ciò che mi ha stupito durante tutta l’esperienza è stata la mia interpretazione nei confronti di ogni casa mi circondasse: “ma quant’è strano” è stato il mio personale commento fino all’ultimo giorno. Strano, si, ma solo per me.  Proprio da questa consapevolezza è nata in me la voglia di avere un contatto con le persone del luogo. Conciliando questa mia curiosità alla necessità di comprendere meglio cosa le persone pensassero del microcredito, ho deciso di costruire un questionario che potesse supportare la mia ricerca.

A metà novembre, seguendo un operatore di Milaap (organizzazione che sostiene Prayas), ho iniziato la distribuzione dei miei questionari. 

Dopo una decina di giorni attraverso i villaggi di Bhabra, Jhabua, Alirajpur, Petlawad mi sono reso conto di cosa significava vivere secondo schemi e principi totalmente differenti dai miei. A volte pensiamo di avere consapevolezza dell’esistenza di certi luoghi, ma la nostra percezione rimane ben lontana dalla realtà.

Proprio lì, in remote zone di campagna, in cui gli unici valori sono la famiglia, il lavoro, e nella stragrande maggioranza dei casi la spiritualità, si apprende così tanto da pensare, a tratti, che quella gente, nonostante tutto, è anch’essa fortunata. Sensazione che viene smentita, nel giro di pochi istanti da un contesto così difficile da accettare che, per i nostri occhi, ha solo un’accezione negativa.

Dall’interazione con questa realtà, con il passare dei giorni, il panorama del microcredito era sempre più chiaro. Le regole, spesso banali, risultano perfettamente costruite per contesti in cui l’informalità e la semplicità rappresentano un fattore determinante.

Durante il mio periodo fuori dall’ufficio centrale, mi sono appoggiato ad altri uffici di Prayas nei pressi delle zone in cui avremmo dovuto incontrare nuove persone a cui proporre il questionario. Stare a contatto con gli operatori di Prayas, che conoscendo il contesto in cui lavorano hanno saputo ben interpretare lo scopo della mia ricerca, è stato molto interessante e formativo.

Concluso il periodo necessario per la distribuzione dei questionari ritornavo a Gandhinagar e avendo a disposizione ancora qualche giorno, ho supportato il responsabile del ramo sociale nella realizzazione di un programma per la scuola. Ho accettato l’impegno perché volevo stare ancor più a contatto con una realtà che si può comprendere profondamente solo ‘toccandola con mano’.

L’interazione con i bambini è stata un’esperienza indescrivibilmente positiva e mi ha permesso di scoprire un concetto di scuola ben lontano da quello a cui era abituato. Diversi sono gli aspetti che mi hanno colpito, ma la reattività dei bambini ad input esterni ha il primato. La mia presenza ha generato un grande interesse tra gli studenti, che hanno seguito il programma e hanno svolto i test previsti con un entusiasmo sorprendente.

A prescindere dalle ricerche portare a termine, il vero risultato della mia permanenza in India è stato una grande gratificazione personale. L’aver avuto la possibilità di stare così profondamente a contatto con una realtà lontana dalla mia, mi ha permesso di crescere e imparare ad interpretare eventi e situazioni da differenti prospettive. Inoltre, vivere in un paese dove la costante principale è il caos, le regole sono pressoché inesistenti, la comunicazione non è semplice, mi ha ulteriormente arricchito, costringendomi ad adattare le mie abitudini al contesto circostante.

Nonostante abbia trascorso molto tempo da solo, non ne ho mai sofferto: forse, grazie alla straordinaria accoglienza che questo popolo è stato in grado di offrirmi.

Dopo tre mesi, sono andato via credendo fermamente che quel Paese sia un contenitore di possibilità, di cultura, di persone speciali, un posto pieno di contraddizioni che sopravvivono in una strana ed eccezionale simbiosi, e che merita di proseguire nella strada della crescita e dello sviluppo.”

Gabriele

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